Il 3 maggio di ogni anno si celebra la Giornata Mondiale della Libertà di Stampa. L’obiettivo è quello di sensibilizzare tutti i governi alla tutela, al rispetto e al sostegno della libertà di parola come sancita dall’Articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948.

Secondo Aristotele la democrazia poteva avere successo solamente all’interno di un contesto sociale di libertà e di accesso all’informazione. Diderot sosteneva che un maggiore accesso all’informazione avrebbe generato forme di partecipazione alla vita pubblica più estese.

Negli ultimi secoli, con lo sviluppo degli stati democratici moderni e grazie all’innovazione tecnologica, il cittadino si ritrova in una posizione privilegiata, avendo accesso sempre più immediato, diretto e in tempo reale all’informazione. Ed è qui che il pensiero aristotelico si palesa in tutta la sua straordinaria attualità: la trasparenza della gestione pubblica non si realizza semplicemente mettendo a disposizione dei cittadini le informazioni, bensì facendole circolare liberamente e garantendo l’effettivo accesso ad esse da parte dei cittadini(Paolo Emanuele Rozo Sordini La libertà di espressione nell’era digitale: disciplina internazionale e problematiche, 2013).

La prima Giornata Mondiale della Libertà di Stampa fu proclamata il 3 maggio del 1993 dalle Nazioni Unite e raccomandata dall’UNESCO a seguito di attività promozionali per l’ottenimento dell’indipendenza e della libertà di stampa africana da cui poi nacque la Dichiarazione di Windhoeak.

Il tema per la giornata 2022 è “Journalism under digital siege”, per porre il focus sull’impatto delle tecnologie digitali sulla libertà di espressione, sulla sicurezza dei giornalisti, sulla privacy e sull’accesso all’informazione.

Ancora oggi sembrerebbe che in tante parti del mondo (e della rete) non venga garantito l’accesso effettivo all’informazione pubblica privando i cittadini dei propri diritti. A complicare il quadro si aggiunge il rapporto tra libertà di espressione e privacy.


Le sfide moderne, di quella che in sociologia viene definita “società dell’informazione”, derivano dai seguenti fattori:

  • internet che è uno strumento ampiamente diffuso, protetto da alcune norme e da disposizioni di base ma che non gode di una vera ed effettiva regolamentazione;

  • il passaggio alla multicanalità, l’accesso ai social media e alle nuove forme di fruizione dei contenuti e dell’informazione che è avvenuto in maniera particolarmente rapida. L’individuo non è più soltanto un destinatario della comunicazione ma diventa, in particolare attraverso blog e social media, vera e propria fonte d’informazione (il più delle volte non specializzata). Ciò condiziona fortemente l’attività giornalistica.
    Il problema in questo senso è rappresentato da una forte confusione a fare da sfondo ad informazioni spesso dubbie rispetto a fondatezza e veridicità dei dati;

  • il contesto, in cui chiunque può produrre informazioni, ha fatto emergere l’urgenza di professionisti in grado di indicare contenuti effettivamente rilevanti per i processi decisionali;

  • l’individuazione di un punto di equilibrio tra libertà di espressione e gli altri diritti che potrebbero entrarvi in conflitto (ad esempio, l’implementazione di filtri e blocchi in rete).

I rischi derivanti dalle attività comunicative in rete e dalla trasmissione di informazioni purtroppo sfociano anche nella violazione della privacy. Ciò è ampiamente dimostrato dai sempre più recenti e frequenti furti di dati che colpiscono in particolare le imprese detentrici di dati-business. Le aziende si ritrovano inevitabilmente al centro del tema relativo alla gestione delle informazioni, della sicurezza e della tutela dei clienti.

Allinterno di questo quadro, l’Organizzazione Internazionale per la Standardizzazione ha emesso nel 2005 e revisionato negli anni seguenti lo standard ISO/IEC 27001 relativo alla Certificazione del Sistema di Gestione per la Sicurezza delle Informazioni.

L’implementazione della norma garantisce alle imprese la gestione della sicurezza nell’ambito della tecnologia dell’informazione. In questo modo sarà possibile:

  • sviluppare un sistema di protezione dei dati aziendali e dei dati di clienti e fornitori;

  • attuare procedure conformi alle normative relative alla protezione dei dati personali;

  • valutare i rischi connessi alla gestione delle informazioni e sviluppare misure preventive contro il furto dei dati.

     

    Lo standard ISO/IEC 27001 consente alle imprese di preservare la propria credibilità, prevenendo i rischi connessi a quanto sopra esposto, aggiudicandosi e mantenendo la fiducia di tutti gli stakeholders. I requisiti sono di carattere generale e qualsiasi tipologia di impresa può dotarsene, indipendentemente dalla dimensione e dalla sua natura.

    Tante imprese scelgono, su base volontaria, di implementare lo standard ISO/IEC 27001 per dare prova di fiducia ai clienti e rassicurarli sul fatto che le raccomandazioni auspicate dalla norma sono seguite e implementate.

    Se stai valutando di implementare il Sistema di Gestione per la Sicurezza delle Informazioni ISO/IEC 27001 in azienda puoi contattare AS&C cliccando qui.